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DEMENZA SENILE E RSA: LE NOSTRE PROPOSTE

L’invecchiamento della popolazione porta con se importanti conseguenze che devono essere affrontate in anticipo per arginare problematiche sociali che rischiano di diventare ingestibili. In Trentino infatti, sono già 8.000 le persone che hanno problemi di demenza mentale dovuti alle senilità di cui 6.000 con sindrome di Alzheimer in stato conclamato. Numeri inquietanti che andranno crescendo con l’aumento della speranza di vita. Diventa cruciale quindi intervenire su queste tematiche e in senso più ampio sulle risposte che il mondo delle RSA sarà tenuto a dare al territorio negli anni a venire come è emerso in queste ultime giornate dagli appelli fatti da Michele Chiogna.


E’ fondamentale quindi dare ossigeno al mondo delle RSA che, anche a causa del periodo Covid hanno subito una forte e profonda ferita. Si propone quindi di:

  1. Intensificare processi di formazione interna che qualifichino ulteriormente il personale preesistente promuovendo una professionalizzazione legata a un miglioramento delle condizioni retributive

  2. Ottimizzare gli orari di lavoro per consentire agli operatori di migliorare il proprio benessere di vita e il recupero post lavorativo

  3. Uniformare i sistemi informativi tra le varie RSA per poter condurre in un secondo momento analisi atte al miglioramento dei processi Incentivare la rimodulazione delle strutture aumentando le camere singole per pazienti con particolari problematiche

Contestualmente è altrettanto importante rafforzare gli strumenti per la prevenzione e gestione della demenza senile aumentando gli investimenti nel Piano Demenze Provinciale raggiungendone lgi obiettivi e accelerando su molti fronti.

Si propone quindi di:

  1. Formare e specializzare nelle Rsa le equipe professionali ivi operanti dal medico all'infermiere al fisioterapista all'educatore professionale all'Oss. Vanno inserite figure come lo psicologo e il terapista occupazionale. La formazione deve essere continua.

  2. Aumentare il personale delle equipe con psicologo e terapista occupazionale dei I CDCD (Centri per i disturbi cognitivi e le demenze) che in provincia sono 12. La diagnosi precoce è fondamentale per presa in carico fin dalle prime fasi di decadimento cognitivo.

  3. Potenziare e qualificare l’assistenza domiciliare per un reale supporto alle famiglie e ai caregiver. Promuovere iniziative di informazione e formazione.

  4. Aumentare il numero dei Centri Diurni specializzati (solo 2 in Trentino)

  5. Aumentare attività di sensibilizzazione comunità (Comunità amiche della demenza) per ridurre lo stigma e evitare isolamento famiglie con malato.

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