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Il caso "chiusure domenicali": esempio di una politica fine a se stessa.

Il caso "chiusure domenicali": esempio di una politica fine a se stessa. Mi riferisco al giudizio diretto e senza possibilità d’interpretazione che l’Antitrust ha rilasciato sul tema delle chiusure domenicali ritenendola contraria alla libertà d'impresa, e di conseguenza al dietrofront della Giunta Provinciale fatta recentemente. Devo ancora comprendere veramente l'urgenza che si ebbe nel normare l’attività dei pubblici esercizi, anche se l’idea che mi sto facendo non è sicuramente orientata alla tutela degli interessi della cittadinanza ma piuttosto un tentativo di supportare, per qualche balzana alchimia rivelatasi poi infruttuosa, la corsa del candidato sindaco Merler. Stessa motivazione adduco al tentativo di descrivere Trento come una città non turistica, cercando di additare capestramente l’amministrazione uscente di incapacità nel valorizzare il patrimonio artistico e culturale di Trento. La Giunta Provinciale ha tentato di scoccare una freccia avvelenata che purtroppo è finita a molti metri da quel bersaglio che voleva essere centrato. Il vento dei numeri e della realtà hanno infatti deviato il tiro in modo inequivocabile, ma collateralmente non ha evitato che venisse colpito chi non meritava di esserlo: i commercianti.



Prendiamo però per buono che tutta la questione sia stata fatta veramente in buona fede, e ci si sia interrogati seriamente sul trovare nuove strade percorribili per organizzare le domeniche. Prendiamo per buono anche che la giustificazione adottata dal presidente Fugatti per cui “i Trentini si sono già abituati a non fare la spesa la domenica” sia stata una ironica boutade mal riuscita. Ipotizziamo infine che gli indici di vendita nelle domeniche siano stati sempre manomessi o che gli imprenditori siano talmente accecati dalla smania di guadagno che non si sarebbero mai accorti che nella realtà perdevano denaro. Bene, possiamo mettere tutti i se e i ma del caso ma quello che ne esce da questa vicenda è che non vi è, e sembra proprio non vi sia ancora, la benchè minima intenzione di adottare un processo decisionale basato sul confronto e sulla razionalità. Un buon amministratore che applica struttura alla genesi della propria decisione, avrebbe dovuto: 1. Identificare problema; 2 raccogliere dati statistici; 3. contattare gli stakeholder (associazioni, sindacati, imprenditori); 4. aprire una consultazione; 5. formulare un piano; 6. ricontattare gli stakeholder per verificarne la fattibilità; 7. prendere una decisione. Qui invece sembra si sia passati dal punto 1 al punto 7 senza passare dal via, e infatti ne è uscito qualcosa sfociato nell’incostituzionalità. Tornando sul caso specifico cerco di dare, un contributo costruttivo perché non contemplo altro comportamento se non quello di far seguire a una critica una proposta.

Come prima cosa si sarebbe dovuto creare due categorie di lavoratori a seconda che essi fossero: A. proprietari dell'esercizio e unici operatori al suo interno; B. dipendenti.

Nel caso A, si sarebbe potuto dare totale libertà all'imprenditore che per definizione dovrebbe poter essere autonomo nel gestire i propri orari. E’ impensabile che una bottega a conduzione familiare debba essere costretta a tenere le serrande chiuse. I piccoli negozianti soffrono e si lamentano della difficoltà di contrastare le grandi catene, concedere loro totale libertà mi sarebbe sembrato un atto di apertura e particolare riguardo.

Nel caso B, lavoratore dipendente, il tema è chiaramente più complesso. Si sarebbe potuta fare però in primis un’indagine a campione per recepire veramente il sentiment di un panel di dipendenti, successivamente si sarebbe dovuto verificare le dinamiche contrattuali per vedere se vi fossero degli abusi generalizzati e infine si sarebbe dovuto confrontandosi con i sindacati e i datori di lavoro. L’obiettivo sarebbe dovuto essere quello di lasciare libero dei lavorare chi desiderasse farlo e tutelare maggiormente chi invece avesse turni di difficile gestione o fosse impossibilitato.


Al di là del tema domeniche sì, domeniche no, la questione è che purtroppo la Giunta Provinciale ci sta abituando a soluzioni prese senza apparente logica, sviluppate con svelti approfondimenti ma soprattutto elaborate annullando ogni contraddittorio con le parti interessate..

Una politica fatta di presunzione, unilateralismo e diffidenza non è la politica che riuscirà a traghettarci fuori da uno dei peggiori momenti a cui si stia assistendo e per questo è necessario un contraltare comunale alla politica provinciale. Ripristinare rispetto, collaborazione, onestà intellettuale per cui si possa mettere al primo posto le idee, sempre, e non chi le propone, è un dovere ormai morale. Riuscire a rinnegare tifo da stadio e ideologie in favore della ragione e del raziocinio, rinnegando approcci distruttivi e ostruzionismi improduttivi, è un augurio che faccio alla nuova Giunta di Trento, al suo Sindaco e all'opposizione stessa che mi auguro non prenda esempio da chi siede a pochi metri di distanza in piazza Dante.


In conclusione, da imprenditore e liberale, come posso non dare appoggio alla signora Vilma Tomasi che, sul Trentino di oggi, leggo stia manifestando la sua protesta contro l'assurdo e limitante blocco alle aperture domenicali a Trento.



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